POSTURA E DOLORE

Esiste davvero la postura corretta?

Per molti anni ci è stato ripetuto che esiste una postura corretta: schiena dritta, spalle ben allineate, collo “in asse”.
Ci hanno insegnato che qualsiasi deviazione da questo modello ideale avrebbe prima o poi portato a mal di schiena, mal di collo o altri dolori.

Ma le cose stanno davvero così?

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha messo in discussione molte di queste convinzioni.
Oggi sappiamo che il rapporto tra postura e dolore è molto meno diretto di quanto si pensasse in passato.

Le migliori evidenze scientifiche mostrano infatti che non esiste una relazione di causa-effetto forte e costante tra il modo in cui stiamo e la comparsa del dolore.
Avere una postura diversa dalla cosiddetta “norma”, presentare asimmetrie o curve della colonna più o meno accentuate non significa automaticamente sviluppare dolore, né ora né in futuro.

Molti studi hanno confrontato persone con dolore e persone senza dolore, senza trovare differenze posturali significative tra i due gruppi.
Un aspetto fondamentale, spesso trascurato, è che a volte è il dolore a modificare la postura e non il contrario.
Quando qualcosa fa male, il corpo si adatta spontaneamente per proteggersi.

Questo significa che la postura non conta affatto?

Non proprio.

La postura può diventare un problema soprattutto quando è l’unica che utilizziamo.
Il vero “nemico” non è come stiamo, ma quanto poco ci muoviamo.

Anche la postura considerata più corretta può diventare fastidiosa se rimaniamo seduti per ore senza cambiare posizione, se manteniamo sempre lo stesso assetto o se evitiamo certi movimenti per paura.
Il corpo umano non è progettato per restare immobile, ma per muoversi spesso e in tanti modi diversi.

Un esempio molto citato è il cosiddetto “text neck”, ovvero l’idea che guardare il cellulare con il collo piegato sia pericoloso.
In realtà il collo è fatto per flettersi e utilizziamo questa posizione da sempre: quando leggiamo, scriviamo, cuciamo o guardiamo qualcosa in basso.
Il problema non è piegare il collo, ma tenerlo fermo troppo a lungo.
Come per ogni altra posizione, la soluzione non è “stare dritti”, ma cambiare spesso.

Un altro aspetto importante riguarda il modo in cui parliamo del corpo.

Dire continuamente a una persona che ha “una postura sbagliata”, “la schiena debole” o “la colonna fuori asse” può avere effetti negativi.
Questo fenomeno è noto come effetto nocebo: parole e convinzioni possono aumentare la paura, la tensione e, di conseguenza, il dolore.

Il corpo umano è forte, adattabile e capace di tollerare carichi e movimenti diversi.
Non esistono posizioni vietate per una schiena sana.

Nel caso del mal di schiena cronico, uno dei fattori più importanti è la paura di muoversi, chiamata kinesiofobia.
Spesso il meccanismo è questo: compare il dolore, si inizia a evitare il movimento per paura di peggiorare, il corpo si indebolisce, il dolore aumenta e la paura cresce ancora.
Questo circolo vizioso può essere interrotto solo tornando a muoversi in modo graduale e con fiducia.

Numerose ricerche mostrano che l’esercizio fisico regolare riduce il rischio di mal di schiena, diminuisce le recidive e migliora la forza, la resistenza e anche l’umore.
Un dato molto interessante è che l’esercizio riduce il dolore anche senza modificare la postura.
Questo ci dice che non è necessario “raddrizzarsi”, ma diventare più attivi e tolleranti al movimento.

In conclusione

Il vero obiettivo non è correggere la postura, stare sempre dritti o evitare certi movimenti. L’obiettivo è muoversi di più, cambiare spesso posizione e fidarsi del proprio corpo. Se c’è dolore, il percorso migliore non è “aggiustarsi”, ma tornare a usare il proprio corpo con serenità.

 

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